Relazione dell’Avv. Massimo Olivelli

 

Per analizzare con metodo speculativo il merito della domanda che ci è stata proposta in questo dibattito occorre onestamente scinderla in due momenti di approfondimento analitico: il Lionismo e la Fondazione, poi vedremo come questi concetti possano, debbano o no sposarsi e magari constatare che ci troviamo di fronte ad una domanda retorica.

Non mi avventurerò di certo anche io, in una analisi del Lionismo dinanzi a questo uditorio e consesso di relatori così qualificato, soprattutto considerata la mia giovane età associativa, ma ho l’obbligo di Past-Governatore Immediato, oggi relatore, di porvi dinanzi alla mia testimonianza, non di LIONS poiché in questo vi è ancora indiscussa autenticità, trasparenza spirituale, vocazione solidaristica, carica emotiva, ma di un organizzatore di Clubs e di Lions come mi prescriveva la carica a cui ero stato eletto.

Esperienza che mi è parsa comune anche nei miei colleghi sia che operassero nei loro territori di competenza sia nell’ambito del Consiglio dei Governatori.

Ed il tutto al di là delle volontà o capacità.

Ogni anno uomini desiderosi di fare prendono possesso di un Organo associativo (Distretto o Club è nella generalità la medesima esperienza) privo di ogni minima traccia organizzativa moderna: non ha memoria storica, fatte poche eccezioni non esistono raccolte giurisprundenziali né di delibere, né di assemblee, né di lavori di commissioni o comitati e, esclusa qualche pubblicazione, neanche di conferenze, tavole rotonde, meetings.

Non vi è traccia, se non a memoria d’uomo, di services, donazioni, interventi umani di solidarietà, contribuzioni; quarantacinque anni di lionismo nella nostra nazione formano una carta geografico-storica dove è stampigliato a lettere di fuoco “hic non sunt leones”.

II lavoro quotidiano, annuale di uomini di valore va disperso nell’oblio e noi tutti sappiamo che qualsiasi tipo di associazione senza memoria storica non ha vita lunga.

In un mondo attuale, dove ognuno di noi o personalmente o tramite collaboratori, coordina la propria produzione intellettuale tramite i nuovi mezzi di computerizzazione, noi svolgiamo un lavoro di volontariato ancora in modo artigianale, senza sentire il bisogno di arricchirlo, se non altro, del profumo di una certa professionalità.

Pur avendo la possibilità di coordinare le disponibilità di tremila e duecento uomini di valore, solo nel mio distretto, non ho avuto la possibilità, tramite il semplice digitare su di una tastiera di computer, di poter conoscere in tempo reale e per categorie quanti e quali di questi volontari poter utilizzare nei services di zona, di circoscrizione, di distretto o di Club, onde accrescerne il peso economico con quell’incredibile valore aggiunto delle nostre professionalità.

Un esempio, anche se marginale, per definire da ultimo questo quadro di ritardo organizzativo è la impossibilità di gestire in modo continuativo gli scambi giovanili o i campi giovani; ogni anno tutto cambia e tutto è affidato all’improvvisazione, compensata solo dall’entusiasmo degli incaricati, non vi è un archivio non solo storico per sapere chi ha usufruito di questa incredibile occasione economica oltre che culturale, ma non vi è neppure la possibilità di programmare, non sapendo, se non all’ultimo momento, quale sia la domanda e quale l’offerta.

Ed il service risente pesantemente di questo ritardo della struttura organizzativa, ogni qualvolta vogliamo elevare la nostra presenza nella solidarietà ci scontriamo con un muro insormontabile di problemi giuridici, fiscali, finanziari per cui la povertà della nostra azione è ormai alla portata di altre associazioni di volontariato che hanno così, pressoché annullato il gap che le separava dal Lionismo.

Anche culturalmente la nostra iniziativa, che ci faceva arrivare sempre per primi a soggetti utili ad arricchire i nostri meetings, oggi batte il passo poiché tutte le altre associazioni, dall’Archeo-Club alla Bocciofila, si sono abituate ad integrare le loro attività con momenti culturali, per non parlare dei Mass-Media che portano oggi in ogni casa tutti i personaggi disponibili.

Di fronte a questa serie di impotenze e frustrazioni era quindi chiaro che insorgesse un desiderio, un bisogno di una struttura che desse al Distretto la possibilità di meglio organizzare la conoscenza e l’assistenza al tessuto operativo dell’associazione – i Clubs – che facesse fare loro un salto di qualità.

E’ in questo momento di impasse associativa, pressochè insolubile che entra in scena, direi con fortunata tempestività, un accidente che riserverà di certo al mondo del volontariato una rivoluzione copernicana: si è concretizzata cioè la convinzione, determinatasi da tempo negli uomini che governano questa nazione, che i fondi stanziati per il sociale vengono assorbiti per la maggior parte dai costi del personale e da quelli organizzativi, per cui prendendo esempio anche dal mondo anglosassone si è ritenuto che fosse giunto il momento di utilizzare, o se preferite di sfruttare, gli uomini e le organizzazioni del volontariato, potendo così risparmiare negli stanziamenti, utilizzando al massimo il budget residuo.

Occorreva, però, intervenire legislativamente per cambiare completamente il panorama del volontariato, creando la possibilità di avere interlocutori contrattuali, giuridicamente perfetti, fiscalmente trasparenti, finanziariamente solvibili.

A tal fine il Parlamento ha concesso al Governo con decreto delega il compito di creare una cornice legislativa ove tutto il mondo del volontariato potesse, liberamente, collocarsi.

Pur nell’assenza più completa del mondo lionistico che non ha partecipato alla formazione del testo legislativo, se non sporadicamente per conoscenze singole, il mio Distretto più volte è intervenuto presso parlamentari singoli soprattutto, ad esempio, quando si tendeva dal Ministero delle Finanze a distinguere nelle agevolazioni fiscali, la solidarietà sociale, dalla utilità sociale, estraniando così di nuovo la massima parte dei services dei nostri Clubs,
il Governo ha varato, sperando che non vi siano modifiche dell’ultima ora dalla commissione dei trenta, una buona legge.

Avete già sentito come dovrebbe essere l’impianto delle società “non-profit” o O.N.L.U.S. certo è che con esse l’orizzonte della fattibilità solidaristica si apre a 360° con unapotenzialità illimitata, ove l’intelligenza, la fantasia e la professionalità creeranno veramente la differenza.

Questo impianto non snaturerà la nostra associazione poiché non occorrerà trasformare nulla, ma solo costituire un soggetto giuridico che di essa sia il braccio armato, lo strumento operativo che volontariamente i Clubs potranno utilizzare per la loro attività di servizio.

Mentre a noi mancano le braccia, elemento che ci fa soccombere nel piccolo cabotaggio della solidarietà, in questo nuovo mondo il nostro potenziale di 42.000 soci (Avvocati, Architetti, Agricoltori, Commercianti, Industriali, Medici, Professori, ecc) potrà creare un indotto di ore lavorative donate di un valore incalcolabile, certamente; infatti, mentre non potrei personalmente di molto aumentare il contributo annuale al Club, potrei tranquillamente donare al Lionismo molte ore del mio lavoro, di certo con più entusiasmo, con più appagamento morale, sicuro di offrire un prodotto sufficientemente valido.

Non credete che questo utilizzo di un maggior numero di uomini Lions contribuirà a frenare l’esodo dall’associazione?

Non è forse vero, infatti, che un elemento importante di questa diaspora possa essere individuato nel fatto che non offriamo più un prodotto valido ed interessante ai nostri soci?

Quarantacinque anni di esperienza e tradizione solidaristica ci rendono i soggetti più adatti e capaci per entrare a pieno diritto in questo nuovo scenario, evitando che di esso si approprino i parvenu della solidarietà, quelli che si costituiranno nelle ultime ore ricostruendo pedigree inesistenti e magari sperando di fare profit piuttosto che – non-profit.

Riteniamo che questa volta non si possa rimanere affacciati alla finestra per non trovarci fra qualche anno ad organizzare meetings sulla degenerazione delle mondo delle O.N.L.U.S.; non vogliamo essere configurati come “campioni della razza di chi rimane a terra”, come diceva Montale.

Senza di noi sono già in formazione: masters, corsi universitari e lauree brevi a Bologna e Forlì, corsi post-universitaria Trento e alla Bocconi di Milano che sforneranno figure professionali specializzate in organizzazione, responsabili di gestione, raccolta fondi, operatori sociali, turistici, culturali e noi che potremmo essere protagonisti nella doppia figura di docenti e discenti con i nostri Leos, siamo ancora in affanno per spiegare ai nostri Clubs soprattutto agli Host che il decreto modernista di Rimbaud “bisogna assolutamente essere moderni” va interpretato, nell’aggettivo moderno, non nel significato di “alla Moda” identificandolo con la derivazione latina “Modus” che vuol dire maniera e modo, ma correttamente da “Modo” che vuol dire adesso.

Si è di già formato, da qui l’urgenza di prendere una decisione, senza di noi, poiché la controparte governativa non ci riconosce, così come formati, soggetti validi, un “FORUM del TERZO SETTORE” composto ad oggi da sessanta membri.

La risposta alla domanda di questo Convegno “Una Fondazione Lions ?” secondo il mio parere è decisamente SI, ma questo matrimonio tra Lionismo e Terzo Settore non dovrà essere concepito come un F.M.L. (Fondo Monetario Lionistico) o una L.C.LF. Nazionale poiché lo strumento giuridico che ne scaturirà “La Fondazione Lions” dovrà distinguersi da queste costruzioni di diritto anglosassone limitate ad un concetto finanziario-utilitaristico; dovrà essere permeato da uno spirito completamente diverso, classico, italiano, europeo, produttore sì di finanza, ma anche e soprattutto una sommativa di capacità intellettive, un utilizzo sistematico e completo di quell’ incredibile valore aggiunto delle nostre professionalità in simbiosi con i Clubs sicché nel loro territorio li renderà sicuri, forti, direi prepotenti nella solidarietà poiché certi di essere sempre e comunque supponiti da un oggetto giuridico al loro servizio in tutte le sue componenti.

Esso avrà infatti costruito un archivio-storico computerizzato facilmente accessibile, consultabile dai Clubs con collegamenti in tempo reale, potendo così ognuno, in sinergia tra di loro o attingendo alla storia specifica, utilizzare esperienze consolidate; avrà formato una banca dati dei soci completa ed aggiornata che ovvierà tranquillamente alle problematiche della legge sulla privacy, rendendo semplici le autorizzazioni ed il deposito degli elaborati; avrà risolto l’amaro e ricorrente problema delle segreterie con le facilitazioni nelle assunzioni e negli sgravi sui contributi; avrà assunto l’appalto della pubblicazione delle riviste specializzate, potendo recuperare Iva ed usufruire di riduzioni postali; sarà soggetto contrattuale perfetto in sponsorizzazioni, contratti pubblicitari, donazioni; darà continuità fiscale ed economica a services di largo respirocolloquierà alla pari con le istituzioni, con il Fondo Sociale Europeo, con la cooperazione internazionale, supportando i clubs nei loro territori per la stesura di convenzioni, protocolli di intesa, accordi per la gestione di progetti fornendo consulenza giuridica, fiscale, finanziaria, contabile, gestionale, organizzativa, farà loro conoscere possibilità di accesso a finanziamenti sociali proponendosi come loro partnership, usufruendo come O.N.L.U.S. di agevolazioni ed esenzioni tributarie.

Un minimo contributo annuo per socio, anche assorbente altre tasse associative costituirà una fondazione nazionale tra le più forti finanziariamente, senza meschine paure di gestioni superficiali, sottostando essa alla legge o di eccessiva burocratizzazione essendosi dotata di uno statuto semplice, facilmente interpretabile, democraticamente rappresentativo del mondo lionistico e strutturalmente blindato nei confronti di soggetti esterni.

Quanto vi ho detto e molto altro sarà la dimensione giuridica, lo spazio “in cui la fantasia dei Clubs, la ricchezza delle relazioni individuali,l’irrequietezza dello spirito, la partecipazione attiva, l’autonomia organizzativa ed operativa faranno scorrere nuova linfa nel segno del diritto” come dice l’amico Gasparetto nella sua bellissima introduzione al Convegno.

La naturale proiezione verso il futuro senza paure che è in lui ed in moltissimi di noi, sicuramente ci porrà in posizione favorevole nella sfida che gli anni duemila lanceranno al Lionismo sempre che in questo fine secolo non si perda più tempo e ci si prepari adeguatamente.

Come Martin Luther King “Io ho un sogno” un sogno lionistico, il sogno di un uomo che acconsentì a rinnovare il giuramento Lion con l’umanità e che si sta accorgendo, dopo quindici anni di vita associativa, di non rispettare più il patto sottoscritto con la solidarietà, poiché egli sta “servendo” ben poco, forse oramai solo se stesso.

Vedo nel sogno uno strumento giuridico, fiscale, finanziario, forte, trasparente, agile, duttile, veloce nella decisione, nella programmazione e nella realizzazione, culturalmente elevato ove uomini Lion, viandanti dell’oggi, pellegrini in cerca di un fare che appaghi la loro richiesta di donarsi, trovino tutti nella loro molteplice e variegata caratterialità una adatta funzione da svolgere, potendo finalmente leggere negli occhi dei propri interlocutori, nel qualificarsi, non più sufficienza, ma ammirazione e questo non perché l’orgoglio venga gratificato, ma perché venga condiviso e con esso la soddisfazione, l’interesse e, permettetemelo, il divertimento di servire.

Finalmente il sogno li vede non più impiegati nella vendita in piazza di mele per la lotta ai tumori, di rose per l’Anlaids, di bonsai per Telethon, di biglietti della lotteria per la Croce Rossa o quant’ altro, momenti di servizio per un volontariato che non è il nostro, che saggia solo la nostra capacità all’umiltà qualificando gli altri, ma li vedrà nel segno del leone come dice Tarantoutilizzati per la loro cultura, per la loro intelligenza e soprattutto per la loro professionalità nella costituzione, organizzazione, gestione di asili Lion, di scuole Lion, di orfanotrofi Lion, di ambulatori Lion, di Centri di ricerca Lion, magari a Perugia, componenti di nuclei operativi di pronto intervento stabili e programmati come voleva Grimaldi;li vedrà vincere gare: comunali, provinciali, nazionali, europee, internazionali per la gestione di progetti che il lionismo avrà scelto perché adatti, consoni alle sue capacità, tradizioni, potenzialità, impegnando una quantità di uomini e donne meravigliosi che non chiedono altro che essere utilizzati.

Io sono certo, amici, in definitiva che non vi possa essere servizio, solidarietà senza intelligenza; persino l’amore, credetemi, donato senza intelligenza è ben poca cosa.